Tesi di laurea – 2.3.1 Caffeina: stimolante per il cervello e la concentrazione

Passiamo ora a ciò che il tè contiene dal punto di vista chimico e relativamente ai benefici che apporta all’organismo.

2.3 Il tè dal punto di vista chimico e nutrizionale

Il tè contiene moltissimi componenti chimici con interessanti proprietà per l’organismo. Tutte le foglie fresche di tè contengono in quantità variabili antiossidanti, caffeina, amminoacidi, vitamine e minerali e gran parte di questi componenti possono rimanere nelle foglie lavorate oppure modificarsi e molti passano poi nell’acqua dopo l’infusione, rendendosi disponibili per l’uomo.

Tra i chimici più interessanti per quanto riguarda l’azione sull’organismo sicuramente dobbiamo ricordare la caffeina, la teanina e gli antiossidanti, tuttavia dal momento che il tè produce anche un piacere sensoriale è bene fare un cenno anche a quei componenti che contribuiscono all’aroma della bevanda pur non avendo grandi effetti sull’organismo.

Tra i più noti elementi che contribuiscono all’aroma e al gusto del tè, oltre ai già citati, ricordiamo gli oli essenziali, gli esteri e i lattoni. Questi componenti possono dare aromi molto particolari e differenti alle varie tipologie di tè e vengono ottenuti grazie a particolari lavorazioni. Gli oli essenziali possono dare aromi di erba fresca, fruttati, floreali e dolci; gli esteri invece donano inebrianti profumi fruttati e i lattoni conferiscono morbidezza e aromi lattei e cremosi.

       2.3.1 Caffeina: stimolante per il cervello e la concentrazione

Molto nota è la presenza di teina all’interno del tè, tuttavia essa non è chimicamente diversa dalla caffeina e fa parte dei cosiddetti alcaloidi. Gli alcaloidi contenuti nel tè sono le metilxantine e sono la caffeina, la teofillina e la teobromina, contenuti anche nel caffè e nel cacao. La teobromina è molto meno stimolante della caffeina; la teofillina è invece più attiva. La teofillina è presente solo quasi solamente nel tè, ed è molto attiva ma presente in bassa quantità. La caffeina nel tè è presente in quantità che vanno dallo 0,2% al 5%, la teofillina circa 0,5% e la teobromina rappresenta lo 0,2% del secco.

Le metilxantine agiscono sull’organismo inibendo l’enzima fosfodiesterasi, il quale dal momento che è deputato alla degradazione dell’adenosinmonofosfato (cAMP) conduce ad una maggior presenza di  cAMP circolante. Esso è un messaggero che induce a scindere il glicogeno di riserva, inoltra il cAMP regola la concentrazione di adrenalina, ACTH, TSH e LH. Bloccando l’azione dell’enzima che degrada il cAMP, viene quindi prolungato l’effetto degli ormoni attivati dallo stesso cAMP.

L’effetto più noto delle metilxantine sul sistema nervoso è quindi dovuto a una azione indiretta indotta dalla maggior presenza di cAMP e quindi di adrenalina e ACTH che allo stesso tempo stimolano anche la funzione cardiaca. Però le metilxantine si legano anche direttamente ai recettori dell’adenina operando così un’inibizione competitiva (sostituendo l’adenina), contribuendo ancora una volta ad aumentare la circolazione di adrenalina e noradrenalina.

Gli effetti visibili sono la riduzione della sonnolenza e della stanchezza fisica e mentale, maggiore rapidità di risposta cardiaca, aumento della capacità di concentrazione. La caffeina in particolare è più efficace per quanto riguarda il sistema nervoso, la teofillina invece è più attiva per il cuore e il sistema respiratorio.

La caffeina porta poi a un aumento del volume d’aria inspirato e agendo sul midollo spinale stimola una vasocostrizione periferica (utile ad esempio per ridurre certe forme di mal di testa) e rallenta il battito cardiaco, tuttavia agendo anche indirettamente sul cuore provoca tachicardia e quindi aumento del battito, compensando in parte gli effetti sul midollo, inoltre dilata il circolo periferico. Possiamo vedere quindi che l’effetto delle metilxantine è estremamente più complesso e multisistemico.

La caffeina induce anche l’aumento della secrezione di succhi gastrici e l’attività enzimatica dello stomaco e pertanto può essere utile in caso di digestione lenta (i cinesi infatti considerano i tè ricchi di caffeina benefici per lo stomaco), ma ovviamente dannosa in caso di gastrite o ulcera.

Le metilxantine hanno poi un moderato effetto diuretico e stimolano il filtraggio renale, stimolano inoltre le catecolamine che mobilizzano i lipidi durante il digiuno. Pertanto, seppur siano assolutamente da rigettare slogan che identificano il tè come bevanda dimagrante, sicuramente è presente un qualche effetto legato alla riduzione di lipidi circolanti. Per quanto riguarda la presunta tossicità della caffeina o la paura di possibili effetti negativi di tale sostanza dobbiamo ricordare che nel tè è presente una quantità di caffeina molto variabile: alcune tipologie di tè sono quasi da considerarsi decaffeinate ed altre invece possono contenerne molta. In media una tazza di tè contiene circa 1/13 della caffeina presente in un espresso, dal momento che l’infusione praticata per il tè non estrae di certo tutta quella presente nelle foglie. Inoltre nel tè sono presenti anche polifenoli e aminoacidi che tendono a ridurre gli effetti delle metilxantine.

Bisogna infine ricordare che l’effetto degli alcaloidi e della caffeina in particolare tende a ridursi con il consumo frequente perché subentra il fenomeno dell’assuefazione, ovvero si diventa col tempo sempre meno sensibili. È da tener presente infine che un abuso di caffeina può danneggiare la salute, ma che difficile assumere così tanta sostanza da arrecare danno attraverso il tè: numerosi studi dimostrano piuttosto che un consumo regolare di tè, anche superiore al litro al giorno, apporta al contrario molti benefici. Sicuramente è meglio evitare il consumo di caffeina sotto una certa età e per le donne in gravidanza

Infine è giusto ricordare che la quantità di caffeina può variare moltissimo da un tè all’altro. In generale è presente maggior caffeina in tutti i tè di gemma o nei tè realizzati solamente con le foglie apicali (ad esempio tè bianchi e verdi pregiati) perché fisicamente nella pianta la caffeina si concentra nelle parti più fragili quali i germogli e le foglie giovani. Tuttavia l’estrazione della caffeina dipende dalla temperatura (e dal tempo d’infusione) pertanto il tè verde che andrebbe infuso a temperature più basse può risultare meno carico di tale sostanza. Inoltre l’ampia presenza di catechine del tè verde, che si legano con la caffeina e gli altri alcaloidi la rendono meno biodisponibile e pertanto possiamo sentire meno il suo effetto. Il tè nero invece, sebbene contenga minor quantità viene infuso a temperature più alte e presenta polifenoli più grandi che si legano meno alla caffeina contrastandone gli effetti. Il tè fermentato molti anni al contrario contiene pochissima caffeina. Bisogna poi considerare anche le differenti varietà e cultivar: in linea generale più è antica la specie o la sottospecie minore è il contenuto di caffeina.

Anche l’amminoacido L-teanina ha un effetto calmante e quindi in parte riduce il potere eccitante degli alcaloidi e infatti l’azione combinata di tale composto e dei polifenoli rende il tè una bevanda che conferisce una sorta di calma vigile piuttosto che l’eccitazione del caffè. È bene ricordare però, che se gli effetti eccitanti del tè sono minori grazie alla presenza di altri composti, essi tuttavia durano più a lungo in quanto la caffeina e gli altri alcaloidi legandosi ad altre componenti si rilasciano più lentamente.

In breve possiamo dire che il caffè ha un effetto eccitante potente ma breve, il tè un effetto più leggero ma più duraturo nel tempo. Per tal motivo si può capire sia il motivo per cui è da sempre stato usato per la meditazione, ma allo stesso tempo il motivo per cui in Cina è sconsigliato prima di andare a dormire o in generale di sera.